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5 Febbraio 2026

1. L’ORDINANZA DEL CONSIGLIO DI STATO E IL RINVIO ALLA CORTE UE

Con l’ordinanza del 12 novembre 2025, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha emesso un provvedimento di portata storica per il settore della cannabis light in Italia. I giudici amministrativi hanno disposto la sospensione del giudizio nazionale, optando per il rinvio pregiudiziale dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Tale strumento viene attivato quando sussistono dubbi circa la compatibilità tra la normativa interna e il diritto comunitario, specialmente in relazione alle sanzioni previste dal C.P..

2. LE RAGIONI DEL RICORSO: FEDERCANAPA E CANAPA SATIVA ITALIA

L’iniziativa nasce dalla mobilitazione di operatori contro i Ministeri dell’Agricoltura, della Salute e dell’Ambiente. Il ricorso punta a scardinare l’attuale assetto normativo italiano, fondato sulla sovrapposizione tra il D.P.R. (Decreto del Presidente della Repubblica) 309/1990 e la Legge 242/2016. L’interpretazione restrittiva impedisce l’impiego legale di componenti della pianta prive di efficacia drogante, creando un grave svantaggio competitivo per le imprese italiane rispetto al resto d’Europa.

3. PROFILI DI INCOMPATIBILITÀ: GLI ARTICOLI 34-38 DEL TFUE

Il Consiglio di Stato ha focalizzato l’attenzione sugli articoli da 34 a 38 del T.F.U.E. (Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea), che sanciscono la libera circolazione delle merci. In attesa che la Corte di Giustizia chiarisca se le restrizioni nazionali violino i principi di concorrenza leale, è fondamentale monitorare come queste decisioni impatteranno sulle contestazioni penali elevate dalla P.G. (Polizia Giudiziaria) basate sul C.P..

4. VERSO UNA RIVOLUZIONE NORMATIVA: GLI SCENARI FUTURI

Qualora i giudici di Lussemburgo dovessero sancire la prevalenza del diritto comunitario, lo Stato italiano sarebbe obbligato a una revisione integrale dell’impianto legislativo. Un’eventuale censura europea imporrebbe di distinguere nettamente tra cannabis stupefacente, soggetta al C.P., e derivati industriali, garantendo finalmente regole certe a migliaia di operatori e uniformità d’azione per il P.M. (Pubblico Ministero).

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